I DIOSCURI


Sandro Camasio e Nino Oxilia erano chiamati dagli amici “I Dioscuri”, come i personaggi mitologici Castore e Polluce, figli di Zeus e Leda, gemelli ma di cui uno immortale e l’altro no. Quando Castore fu ferito a morte in combattimento, Polluce ottenne da Zeus che la propria immortalità fosse divisa in due, per essere spartita con il fratello. E divennero stelle in cielo, ossia la costellazione dei Gemelli. Leggendo la vita di Camasio e Oxilia, è impressionante notare quanto fu “profetica” la definizione di “Dioscuri”: i due scrittori ebbero lo stesso destino.

L’iscrizione sul cippo di Nino Oxilia recita così:
Lungo le stelle dell’alba - Cammina – fatto d’anima – Nino Oxilia – con i sogni e la fede.

[A Torino i due Dioscuri erano – e sono tutt’ora- “rintracciabili” in due punti: nelle statue in piazzetta Reale, e nella vedetta Alpina sul Monte dei Cappuccini-non so se c’è ancora il cannocchiale- ma nel 1911 da qui erano visibili i monti svizzeri Castore e Polluce].


Sandro Camasio (1886-1913)


  • Sandro Camasio era nato il 5 novembre del 1886 ad Isola della Scala (Verona), ove il padre Giuseppe, valenzano, si era trasferito con la famiglia per ragioni di lavoro (era Procuratore del Registro). Aveva due sorelle, Bice e Clara. Trasferitosi con la famiglia a Torino nella prima giovinezza frequentò il liceo e si iscrisse all’Università alla Facoltà di Giusrisprudenza conseguendo la laurea nel 1910. Negli anni studenteschi aveva iniziato una brillante carriera giornalistica collaborando con la “Gazzetta di Torino” e con la “Gazzetta del Popolo”. Stretta amicizia fraterna con Nino Oxilia scrisse con lui la commedia “La zingara”, rappresentata nel 1909, e il capolavoro della gioventù goliardica “Addio, giovinezza!” la cui prima fu data a Milano nel 1911 con la compagnia Talli-Melato.(Autobiografica, la protagonista Dorina si chiama come Dorina Ronga, frequentata dal Camasio nell’estate del 1910 a Nizza Monferrato).

  • Nel 1912 fu la volta di “Cose dell’altro mondo” scritta ancora con Oxilia e con Nino Berrini, che inaugurò con successo il filone della rivista goliardica di varietà. Intraprese anche la carriera di regista cinematografico collaborando con la “Itala Film” di Giovanni Pastrone, per cui diresse “Addio, giovinezza!” nel 1913. (Pare anche che collaborò alla stesura di “Cabiria” di D’Annunzio).La morte lo colse nel maggio dello stesso anno, appena 26enne, ucciso la una meningite fulminante; la sorella Clara per la disperazione si avvelenò e morì il giorno dopo di lui, a 23 anni. Lasciò incompiute le commedia “I Tre sentimentali” e “L’amante del cuore” e la regia cinematografica di di “Antro funesto”, che sarebbe stato il suo secondo film. Le due commedie sarebbero state completate e fatte rappresentare in seguito dall’amico Nino Berrini. (Interessante, in particolare, “L’amante del cuore” in cui Camasio descrive il suo amore per Letizia Quaranta). Il padre e gli amici ne raccolsero gli scritti nel volume “Faville” uscito postumo nel 1921. Nel 1914 fu inaugurato, sempre a Valenza, il cippo con il busto in bronzo raffigurante Camasio, opera dello scultore Edoardo Rubino.

  • L’iscrizione e un bassorilievo incastonato nella base ricordano la sorella Clara, morta per lui. Sempre a Valenza a Sandro Camasio è stata intitolata una via. Uno dei suoi scritti più poetici fu “Le gioie della Matricola”, del 1912, che iniziava così:”Torino ha la specialità dei grissini, dei portici e delle sartine…”

Nino Oxilia (1889-1917)


  • Angelo, detto “Nino” Oxilia fu poeta crepuscolare, commediografo e regista cinematografico. Dopo gli studi al Regio Ginnasio-Liceo Cavour, si iscrisse alla Facoltà di Lettere dell’Università di Torino, fermandosi al secondo anno di corso. Posto che i suoi rapporti con lo studio non erano stati brillanti dai tempi del rovescio finanziario che coinvolse la sua famiglia per il fallimento della Banca di Sconto, il che l’aveva costretto ad impiegarsi giovanissimo presso l’Assicurazione Venezia, i suoi interessi si rivolsero soprattutto al giornalismo, collaborando alla “Gazzetta di Torino” dal 1907 (in sodalizio con Camasio), per emigrare nel 1910 al quotidiano cattolico “Il Momento”. Nel 1909 diede alle stampe, tramite l’amico Ernesto Cazzola, i crepuscolari “Canti Brevi”, presso l’editore Spezia, Torino. Sempre nel 1909 scrisse, insieme allo studente musicista Giuseppe Blanc, il poetico testo della canzone “Il Commiato-inno dei

  • laureandi” che diventerà l’inno “Giovinezza” con i versi di Salvator Gotta (e il ritornello immutato). Il suo sodalizio con Camasio fruttò le commedie “La zingara” e la famosissima “Addio, giovinezza!”: nel 1912 si cimentò con lo stesso Camasio e Nino Berrini in “Cose dell’altro mondo”. Nel 1914 scrisse “La donna e lo specchio”. Intensa l’attività cinematografica di regista che lo vide collaboratore della “Savoia Film” di Torino e della “Cines” di Roma: ebbe accanto le maggiori dive dell’epoca, da Maria Jacobini (cui fu legato sentimentalmente) a Francesca Bertini, a Lyda Borelli. Allo scoppio della Grande Guerra partì volontario e venne impiegato nelle riprese di filmati documentari dell’evento bellico. Chiese insistentemente ed ottenne di andare in prima linea come tenente di artiglieria incontrando una morte gloriosa a 28 anni. L’Università degli Studi di Torino gli conferirà la Laurea alla Memoria il 27 maggio 1918. Nel 1918 venne pubblicata postuma la raccolta di poesie “Gli Orti”. Ne “Il saluto dei poeti Crepuscolari” aveva scritto:”Ricordo le sere, le folli/ chimere, le angosce divine/ i circoli delle sartine…/ Ma sei morto. Ed io ti canto,/ poeta della

  • giovinezza, /mentre rulla il tamburo…”. La lapide che ricorda Nino Oxilia in via Garibaldi a Torino è curata ancora oggi dalla Goliardia dell’Università degli Studi torinese: ogni anno, il 18 novembre, vengono portati fiori e la pietra viene lavata con il vino bianco. Da ricordare la poetica iscrizione incisa invece sul cippo al Cimitero Monumentale: “Lungo le stelle dell’alba - Cammina – fatto d’anima – Nino Oxilia – con i sogni e la fede”.

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